Il Digital Divide:cos’è e come si può risolvere.

By Francesco - Last updated: giovedì, luglio 24, 2014 - Save & Share - One Comment

QUESTO articolo è una sintesi di tutta una serie di informazioni cercate e trovate in internet,in particolare da Wikipedia, l’enciclopedia libera e per tutti,al fine di contribuire alla divulgazione  di informazioni e soluzioni che possano risolvere tutta una serie di problematiche che interessano il territorio da un punto di vista delle innovazioni e in particolare delle nuove tecnologie informatiche:dalla fibra ottica all‘internet satellitare e quant’altro.L’articolo è,come sempre, a carattere divulgativo,per chi volesse invece approfondire, ulteriormente la materia può seguire,come al solito,i vari links che si trovano sparsi nell’articolo.

Il digital divide (termine inglese), o divario digitale, è il DIVARIO  esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell’informazione (in particolare internet) e chi ne è escluso, in modo parziale o totale. I motivi di esclusione comprendono diverse variabili: condizioni economiche, livello d’istruzione, qualità delle infrastrutture, differenze di età o di sesso, appartenenza a diversi gruppi etnici, provenienza geografica. Oltre a indicare il divario nell’accesso reale alle tecnologie, la definizione include anche disparità nell’acquisizione di risorse o capacità necessarie a partecipare alla società dell’informazione. Il divario può essere inteso sia rispetto a un singolo paese (Regioni) sia a livello globale.

Il termine è apparso per la prima volta all’inizio degli anni novanta negli Stati Uniti in alcuni studi che indicavano come il possesso di personal computer aumentasse solo per alcuni gruppi etnici. Il concetto di divario digitale è poi entrato nell’uso comune quando il presidente democratico americano Bill Clinton e il suo vice Al Gore lo hanno utilizzato durante un discorso tenuto nel 1996 a Knoxville, in Tennessee. In quell’occasione, l’amministrazione statunitense ha sottolineato la disparità di accesso ai servizi telematici tra la popolazione del paese:

« Oggi si parla molto di “divario digitale” – il divario fra coloro che hanno accesso alle meraviglie della tecnologia digitale e a internet e coloro che non l’hanno. Quando mi occupo di questo tema io uso un termine ancora più forte: apartheid digitale. […] Questo vale in America come nel resto del mondo. […]Se l’apartheid digitale persiste, siamo tutti sconfitti. Gli esclusi dal digitale saranno più poveri, più che mai diffidenti nel progresso e non diverranno quei lavoratori specializzati o potenziali consumatori necessari per la crescita della economia di Internet. Per questo il settore privato è ansioso di far crollare il muro tra gli inclusi e gli esclusi dal digitale. » (Colin Powell, Segretario di Stato U.S.A., 18 dicembre 2000.)

È nel gennaio del 2000 che il gap digitale cessa di essere un problema esclusivamente statunitense per diventare un problema dell’intero pianeta. A Davos, durante l’incontro annuale del World Economic Forum, sono numerosi gli interventi che segnalano l’esistenza di una disparità nella diffusione delle tecnologie dell’informazione e la necessità di provare a superare questo divario.

A Davos viene creata la prima Task Force, «Bridging the Digital Divide Task Force», nell’ambito dell’iniziativa del WEF «Global Digital Divide Initiative» alla quale parteciparono molti gruppi dell’high tech (per esempio America Online, eBay, Microsoft Corporation, Mitsubishi Electric, Motorola,  Siemens, Sony, Sun Microsystems, Toshiba).

Le cause del divario digitale dipendono da diversi fattori socioeconomici . Una delle cause maggiormente condivise è di carattere economico. Nei paesi in via di sviluppo, ampie fasce della popolazione non sono in grado di accedere alle tecnologie per motivi di reddito: per molti è semplicemente impossibile acquistare un computer o pagare un abbonamento telefonico per utilizzare internet.

Altri fattori che contribuiscono a accentuare il divario digitale possono essere:

Il divario digitale può avere come effetto l’aumento delle diseguaglianze economiche già esistenti e incidere in modo drammatico sull’accesso all’informazione. Il divario potrebbe innescare un circolo vizioso che porterebbe i paesi in via di sviluppo ad impoverirsi ulteriormente, perché verrebbero ulteriormente esclusi dalle nuove forme di produzione di ricchezza, basate sui beni immateriali dell’informazione.

Superamento del divario digitale.Le due principali soluzioni tecniche per il superamento del divario digitale sono le tecnologie senza fili (HiperLan, Wi-Max, HSDPA) e la fibra ottica mediante posa in minitrincea, equiparabili per tempi e costi di implementazione e per impatto socio-ambientale.

Situazione in Italia.In Italia il divario digitale si può individuare nell’esclusione di milioni di cittadini dal collegamento veloce ad Internet garantito dalla tecnologia DSL, chiamato anche banda larga. La banda larga, definita alla luce della tecnologia attuale a partire da un valore soglia di 1.2 megabit/s., non è contemplata  dalla legislazione italiana.Al 2010, una famiglia italiana su 2 non ha un collegamento e solo una su 3 possiede Internet in banda larga. Il numero di italiani del tutto privi di copertura on line è di 2,3 milioni. Un numero che raggiunge quota 23 milioni (il 38% della popolazione), se si considerano i servizi d’accesso più tecnologici in grado di consentire fino a 100 Megabit al secondo.La situazione territoriale è a macchia di leopardo, soprattutto per quanto riguarda la copertura di “seconda generazione” (20  Mbps), che arriva solo al 62% degli italiani. Basilicata, Calabria e Valle d’Aosta superano il 60% in termini di divario digitale, mentre Lazio e Liguria sono al di sotto del 25 per cento.

La tecnologia WiMAX, per la quale il Ministero delle Comunicazioni ha assegnato le Frequenze con un bando pubblico nel 2008, grazie alle sue caratteristiche permette prestazioni comparabili a quelle dell’ADSL ordinaria, mitigando il problema del divario digitale specialmente nelle aree a media densità abitativa e affette da carenza di infrastrutture.

Negli ultimi anni ha preso piede in maniera inaspettata la copertura wireless tramite tecnologia Hiperlan, effettuata generalmente da piccoli operatori privati ( WISP – wireless internet service provider) che offrono connessioni asimmetriche e simmetriche da 1 a 10  Mbs con reti distributive basate su catene di Base Stations di tipo punto – multipunto; l’espansione è avvenuta grazie al relativo basso costo che gli apparati con questa tecnologia hanno raggiunto, cosa che consente anche ad aziende non dotate di capitali elevatissimi di realizzare reti anche molto buone. Esistono tuttavia molte differenze nella qualità dei servizi erogati, alcuni operatori più strutturati offrono connessioni anche eccellenti con tempi di latenza bassissimi e continuità del servizio ottima, altri, purtroppo, offrono servizi di qualità inaccettabile, con continue disconnessioni ed interruzioni.

In Italia le connessioni residenziali maggiormente diffuse utilizzano tecnologie DSL/ADSL o tramite fibra ottica. Esse offrono una qualità di servizio spesso superiore alle alternative, che comunque hanno il pregio di garantire una copertura maggiore. Un quadro della situazione può essere riassunto come segue: vi sono

Purtroppo in molti casi queste alternative non assicurano un servizio di qualità equivalente:

 

Rete   hsdpa,wimax,satellitare bidirezionale.

Nel giugno 2000 l’Unione europea ha approvato il Piano d’azione “eEurope 2002“; nello stesso mese il governo italiano ha varato il Piano d’azione dell’Italia. Nei documenti presentati dal nostro paese e accolti in “eEurope 2002″ sono richieste politiche per la crescita delle regioni in ritardo e un impegno straordinario per la riduzione del divario digitale tra regioni ricche e  regione povere.

Entrambi i documenti pongono la valorizzazione del capitale umano, e in particolare dei giovani, al centro delle azioni concrete che devono essere perseguite dall’Ue e dai singoli Stati.

Le linee d’azione previste nel Piano europeo sono finalizzate al raggiungimento di tre obiettivi prioritari:

  1. realizzare un accesso più economico, rapido e sicuro a Internet;
  2. investire nelle risorse umane e nella formazione, favorendo la partecipazione di tutti all’economia basata sulla conoscenza;
  3. promuovere l’utilizzo di Internet, anche nella pubblica amministrazione e nei servizi, accelerando l’e-commerce e sviluppando contenuti digitali per le reti globali.

SBT……..li   24.luglio.2014

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One Response to “Il Digital Divide:cos’è e come si può risolvere.”

Comment from Francesco
Time 24 luglio 2014 at 12:48

Definizione di BANDA LARGA:
La locuzione banda larga (in lingua inglese broadband), nel campo delle telecomunicazioni e informatica, indica generalmente la trasmissione e ricezione di dati informativi, inviati e ricevuti simultaneamente in maggiore quantità, sullo stesso cavo o mezzo radio grazie all’uso di mezzi trasmissivi e tecniche di trasmissione che supportino e sfruttino un’ampiezza di banda superiore ai precedenti sistemi di telecomunicazioni detti invece a banda stretta (narrowband).

Nell’ambito della teoria dei segnali questo termine è usato per indicare i metodi che consentono a due o più segnali di condividere la stessa linea trasmissiva.

Nella legislazione italiana ed europea manca una definizione ufficiale di banda larga. Tuttavia la Commissione europea usa il termine Banda larga in un’altra accezione cioè come sinonimo di connessione alla rete Internet più veloce di quella assicurata da un normale modem analogico dial-up. Essa è di fatto un concetto tipicamente relativo dei nuovi sistemi di telecomunicazione rispetto ai precedenti oppure assoluto se si paragonano tra loro i più evoluti sistemi di telecomunicazione (es. wireless o cablati).

In questo senso la più tipica banda larga sarebbe quella assicurata dalla connessione tramite fibre ottiche. Pur tuttavia con tale espressione si può intendere anche la banda dei sistemi mobili di telecomunicazioni (es. cellulari e smartphone) di terza generazione (3G) con accesso alla rete Internet rispetto a quelli di seconda generazione (2G) (wireless broadband o banda larga radiomobile), i quali tutti hanno comunque un’ampiezza di banda inferiore rispetto alle reti cablate in fibra ottica specie in un contesto di banda totale condivisa tra molti utenti. In tale accezione l’evoluzione dei sistemi cablati viaggia ora verso la cosiddetta banda ultralarga (ultrabroadband) grazie all’avvento delle Next Generation Network.

Ciao
Francesco